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La gastronomia
siciliana vanta tradizioni antichissime, giacché la sua storia e quella dei
popoli che l'hanno abitata è tra le più antiche del mondo. I suoi primi
abitanti, popoli migratori e invasori, furono certamente attratti dal suo clima
eccezionale e dalla sua straordinaria fertilità. I Greci, quando cominciarono ad
insediarsi nella isola, nell'VIII sec. a.C. vi trovarono tre diversi popoli, i
Siculi nella parte orientale, i Sicani in quella occidentale e gli Elimi nella
regione nord-occidentale. A darci le notizie più antiche è lo storico greco
Tucidide, autore di una storia della Sicilia che si ferma al 425 a.C. La fase
storica della Sicilia si apre, dunque, con la colonizzazione greca (VIII sec.
a.C.) e già nel IV sec. a.C. abbiamo una delle più significative testimonianze
sugli usi e costumi dei siciliani, quella del grande filosofo Platone il quale
in alcuni suoi scritti critica i Siracusani per le loro abitudini gastronomiche:
usavano sedersi a tavola più volte al giorno! E, sempre stando alla
testimonianza del filosofo greco, tali abitudini dovevano essere abbastanza
evolute e raffinate. Segno che la Sicilia già a quel tempo vantava in materia
tradizioni abbastanza consolidate. Ciò non deve destare stupore: la Sicilia
nell'antichità era fertilissima a causa delle sue caratteristiche geologiche e
del suo clima.
Se
a ciò si aggiunge la doviziosa selvaggina e l'abbondanza dei pesci, siamo in
grado di comprendere quanto ricca fosse la cucina siciliana. Gli Arabi
produssero una vera e propria rivoluzione nelle abitudini alimentari dei
siciliani, basti pensare ai nuovi alimenti e bevande che introdussero e che fino
ad allora erano rimasti sconosciuti ai Siciliani. Gli Arabi incrementarono
soprattutto l'agricoltura: oggi siamo abituati a guardare alla Sicilia come alla
terra delle arance e dei limoni e la «Conca d'oro» e la «piana di Catania»
menano giustamente vanto del loro verde manto di agrumeti. Ma furono gli Arabi,
come abbiamo visto, i primi ad introdurre queste colture e con essi, frutti
squisiti come la pesca, l'albicocca, ortaggi delicati come gli asparagi; altre
coltivazioni ancora come il riso e la canna da zucchero, il cotone, il carrubo,
il pistacchio e le melanzane sono dovute alla civiltà araba. Persino il
semplice, leggiadro e odorosissimo gelsomino da cui ancora oggi, a parte
l'essenza per i profumi, si ricava un delicatissimo gelato la famosa «scursunera»,
è stato importato dagli Arabi. Inoltre pare che siano stati proprio gli Arabi
gli inventori del sorbetto da cui discende anche il nome «scharbat», della «cubbaìta
di giugiulena» di cui mantiene la medesima denominazione e che come sapete è un
dolce fatto di miele, mandorle e semi di sesamo, che ancora oggi lo si trova
nelle bancarelle dei quartieri popolari o nelle feste patronali.
Le specialità che seguono sono soltanto un esempio di ciò che si può ricondurre alla tradizione araba. Precisiamo che quando diamo ad un piatto la denominazione "di derivazione araba" non intendiamo che esso è stato inventato dagli Arabi e a noi imposto. Ciò può anche essere avvenuto in qualche caso, giacchè i piatti così come noi oggi li gustiamo sono quasi sempre frutto di successive e lente elaborazioni. Ma intendiamo che questi contengono degli elementi che sono tipici del modo di essere proprio della cucina araba, che comunque si rifanno ad una esperienza (in specie la pasticceria) che ha fatto scuola ed ha fatto nascere l'uso di accoppiare determinati prodotti alimentari ed infine che questi piatti hanno un denominatore comune, una sorta di marchio.
| ALCUNE SPECIALITA' SICILIANE | |||
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| Falso magro | Pesce fresco | Cannoli di ricotta | |
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| Chiacchiere | Zeppole di riso | ||
La cucina di Acireale è quella tipica della tradizione culinaria siciliana con qualche particolarità relativa agli squisiti dolci.
Tra i primi piatti:
- la Norma, maccheroni conditi con salsa di pomodoro, melanzane fritte, basilico e ricotta salata;
- la pasta cc'a muddica, con pangrattato abbrustolito, olio ed acciughe;
- la pasta cc'u trunzu, cioè coi cavoli, intensamente coltivati nell'acese;
-
la pasta
cc'u niuru, vale a dire con il nero delle seppie unito al sugo di
pomodoro.
Tra i secondi piatti ottime le grigliate di pesce misto condite con intingolo a base di olio d'oliva, limone, prezzemolo, aglio e pepe o erbe aromatiche; e ancora: le masculine, cioè le alici cucinate in mille modi (fritte, crude ad insalata, arrostite, etc.).
Quanto alla carne protagonista è il falsomagro, rollè farcito con lardo, uova lesse, formaggio, cipolletta, pepe e cotto nel sugo di pomodoro.
Molto apprezzati i frutti di mare: ricci, cozze, occhi di bue, tipici dei ristoranti della Riviera, le cui terrazze, nelle sere d'estate, sono affollatissime.
Tra i
prodotti della stuzzicheria, la
scacciata,
focaccia ripiena tipica delle feste natalizie; le arancine di riso; le pizze
alla siciliana, fritte e imbottite con tuma ed acciughe.
Finalmente, la pasticceria, ricca e fantasiosa. Deliziosi i dolci a base di
mandorle, dall'ottima granita al torrone, alla pasta reale, che
s'ottiene forgiando il marzapane in ghiotte
sculture colorate dalle forme più varie: frutta, pesci, pupazzi, etc. Anche la
ricotta, che è un prodotto molto diffuso nell'Acese (ove diverse cascine, in
campagna, la servono ancora calda, nel siero, agli avventori), viene abilmente
lavorata ed utilizzata in pasticceria - ma parcamente nei mesi estivi, a causa
della sua deperibilità - per ottenere prelibati cannoli e l'immancabile
cassata siciliana.
I gelati
sono rinomati, grazie soprattutto alla maestria dei pasticceri di lunga
tradizione che li arricchiscono con panna, frutta fresca, cioccolato fuso,
pistacchi e nocciole tritati e li servono in grandi coppe cui è molto difficile
resistere. Dopo una giornata interamente dedicata alla
tintarella e al relax, continuate a tavola con piatti freschi a base di pesce
appena pescato vi esalteranno: dalla pasta al secondo grigliato, marinato,
ripieno. A contrastare il menù marino ci sono le verdure. Le più acclamate le
melanzane, preparate in mille modi differenti, fritte, ripiene, in agrodolce o
nelle gustose caponate (verdure miste e cotte insiem
e) si mangia tutto l'anno ma
per evitare pesantezze indesiderate, vi consigliamo di non abusarne, consiglio
che potete anche non prendere in considerazione se avete voglia di non guardare
l'ago della bilancia nei giorni di vacanza. Ad accompagnare i piatti di pesce o
di verdura vi consigliamo un' ottimo vino bianco Anthilia , con profumo intenso,
fine e complesso, con gradevoli sentori di frutta, dal sapore secco, fresco,
pieno e di buona persistenza aromatica. Raffinato e piacevolissimo anche come
aperitivo. Da non perdere, assolutamente, il gusto inimitabile del formaggio
siculo, il Pecorino ai pistacchi dal sapore ricco ed intenso.
Concentrato
di aromi, lascia un gusto amarognolo, ma grattugiato sulla pasta crea un
retrogusto fresco grazie al pistacchio. Si può mangiare sia primitivo, con soli
due mesi di stagionatura, sia concentrato con otto mesi di riposo, non viene
salato perché si può tagliare a fette e metterlo in salamoia per un giorno
intero oppure immergerlo nel vino Corvo.
Come
conclusione di un pranzo tipicamente siciliano, come non assaggiare la mitica
cassata siciliana, a base di ricotta e canditi, questi ultimi accompagnano di
frequente, gelati, torte, pasticci di ogni genere. Da bere: un buon bicchiere di
liquore dolce, da scegliere tra il Marsala, Zibibbo e Passito. Per una bevuta
fresca al bar in piazza un latte di mandorle o una refrigerante granita in tanti
gusti, vi consigliamo quella al pistacchio o alle mandorle, davvero alternative.
E per una serata al top, il Mille e una Notte, splendido vino dalla personalità
decisa ed avvolgente, tipicamente ed intensamente mediterraneo così come il nome
che porta.